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AGITU GUDETA
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Agitu: esempio di coraggio ed integrazione al femminile Non sempre la deter minazione viene premiata nel modo corretto: la storia di Agitu Gudeta ne è l'esempio. Era arrivata ad appena 18 anni in Italia, si era laureata a Trento in sociologia ed era tornata in Etiopia impegnandosi contro il land grabbing, ovvero l'accaparramento delle terre da parte delle multinazionali. Il suo impegno l'aveva resa malvista al governo. A rischio di arresto e minacciata di morte nel 2010 ha deciso di lasciare il paese tornando in Trentino. Una volta rientrata in Italia si è dedicata all'allevamento, recuperando terre abbandonate e razze di capre in via di estinzione come la specie Mochena e fondando la fattoria agricola "La Capra Felice". Ma uno dei problemi che ha dovuto affrontare sono stati gli attacchi razzisti nei suoi confronti Insulti e minacce, ripresentati nel tempo di danneggiamenti al suoi terreni, al suo bestiame e a lei stessa Nonostante cio Agitu era determinata ...
AGITU GUDETA
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Agito Gudeta Una donna vitale Illustrazione di Gizzi Polissena In un anno sciagurato come quello del 2020, è Agitu ed una delle sue capre venuta a mancare una grande guida ed insegnante di vita che con la sua forte determinazione è riuscita a superare tutti gli ostacoli che le si sono parati davanti. Si chiamava Agitu Gudeta la grande donna che è riuscita a recuperare ben 11 ettari di un terreno completamente abbandonato nella Valle dei Mocheni, con lo scopo di poter offrire un pascolo al suo gregge di capre autoctone, una razza che avrebbe corso il rischio di estinzione se non fosse stato per lei. Originaria dell’Etiopia, è venuta in Italia per studiare sociologia a Trento per poi fare ritorno a casa. Casa dalla quale è stata costretta a fuggire nel 2010, dopo essersi opposta alla sottrazione delle terre degli agricoltori locali da parte delle multinazionali. Una volta che ha fatto ritorno in Italia, ha dato vita alla sua fattoria a Frassilongo che ha chia...
L'AMICO RITROVATO
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Recensione: "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman Illustrazione di Gizzi Polissena Una storia ambientata nella Germania nazista ottant’anni dopo può ancora raccontarci qualcosa che non sia noto e scontato? Questo il tentativo piuttosto ben riuscito di Fred Uhlman in L’amico ritrovato. Qual è la chiave per farci uscire dall’ovvio senso di compassione e per renderci complici oltre ogni attesa? Forse la giovane età dei due protagonisti, Hans, sedicenne ebreo, e Konradin, nobile e affascinante. Certo la loro amicizia descritta senza filtri, del tutto estranea all’odio, ci porta a tifare per il loro coraggio che sfida conformismo ed antisemitismo crescente, alimentandosi di un continuo scambio di preziosissimi segreti e della loro perseverante volontà di imparare. Il colpo da maestro di Uhlman, però, forse sta proprio nel permettere che tutto ciò venga messo a dura prova fino all’accettazione di un destino inatteso, quanto inevitabile. Niente finali sdolcinati, dunque, per q...